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“When she said NO” (at the BUS STOP)

Tecnica: digitale

A Montgomery, Alabama, l’autobus 2857 attraversa il freddo con perseverante fermezza, squarciando il crepuscolo del 1 dicembre 1955.
Preciso e zelante, come tutto ciò che continua ad esistere per convenzione.
Il suo solito incedere non permetteva deroghe, non prometteva imprevisti di sorta.
Ad ogni fermata sostava e ripartiva, senza deviazioni o contrattempi, e inaspettatamente fece tappa nella Storia.
In una delle file centrali siede una donna, visibilmente stanca dopo una giornata di lavoro, fa la sarta, ha la pelle scura, si chiama Rosa Parks.
Le sue mani delicate metodicamente istruite a rammendare e accomodare pazientemente, ora gentilmente vigorose stracciano ogni discriminazione.
Intanto stringe tenacemente il manico della sua borsa come un appiglio, un baluardo di forza e dignitosa compostezza.
Ancora qualche fermata e sarà sulla via di casa, arriverà al portone e salirà le scale, annuserà quel misto di odori che si fondono ad ora di cena, di pasti consumati a luci fioche che sanno di conforto quotidiano.
Il gelo è una stilettata improvvisa quando le porte del bus si aprono ad ogni sosta.
I passeggeri salgono frettolosamente cercando tepore ed un posto da occupare, ed uno di questi ha la pelle e l’arroganza ottusa dei bianchi e vuole proprio quel posto nella fila centrale.
“NO” si sente dire dalla donna che lo occupa.
Il rumore dei freni scivola sull’asfalto, lentamente, come qualcosa che sta finendo per permettere che qualcos’altro inizi.
L’autobus è ormai fermo, impantanato in una grammatica indecifrabile di alfabeti incomprensibili di superiorità razziale.
Senza nessuna titubanza,Rosa Parks, porge i polsi alle manette della polizia, arrestata con l’accusa di condotta impropria.
Scintilla e bandiera della protesta non violenta per i diritti degli afroamericani, è stata la donna che mettendosi a sedere ha costretto l’America ad alzarsi in piedi.

“Non ero fisicamente stanca, ero stanca di cedere”
(Rosa Parks)

Rosaria iorio
Rosaria iorio
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