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Saluta l’alieno

Tecnica: Digitale

La mia infanzia è costellata di infiniti episodi in cui la timidezza mi confinava ai margini del gioco.
Osservare da lontano gli altri bambini ridere insieme è una delle cose che ricordo con più malinconia.
La paura è sempre stata più grande della voglia di divertirmi con gli altri. Era un muro insuperabile.
Un’estate di molti anni fa, in un piccolo paesino del Montefeltro, passai un’infinità di tempo ad immaginarmi a fianco di una bambina che ammiravo sempre a debita distanza. Con la mia immaginazione divenni il cavaliere che la salvava dai pericoli della periferia oppure l’eroe dei suoi sogni che la faceva ridere e divertire.
Ogni sera che tornavo a casa avvertivo un peso nel petto che non riuscivo ad identificare, sentivo che bruciava e non potevo farci niente. Mi faceva parecchio male.
La prima volta che si avvicinò a me ero come paralizzato, non tanto per la sua presenza ma per il suo saluto, che quatto quatto si fece largo dalla sua bocca fino alle mie orecchie, aprendo una faglia nel mio cuore bambino.
Fu il giorno in cui mi innamorai per la prima volta.

Jacopo Starace
Jacopo Starace
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