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Quanti giorni sono passati, mentre guardavo la mia tazza di latte di soia, appena sveglia, con il conto dei morti appoggiato alla scatola di cereali? Quanto tempo sono stata lì immobile, come se ogni atomo del mio corpo fosse legato a una pietra alla base del mio condominio? Qualcuno mi aveva detto STOP, e io avevo capito benissimo, mi sono fermata, non più un passo, non più una parola. Un diluvio universale di brutte sensazioni, che mi ha sommerso e ha fermato il tempo. Cosa mi rimane ora che le acque si stanno ritirando? Ora che il mondo ricomincia a camminare sulla sabbia. Una casa piena di carcasse delle mie passioni, delle mie emozioni, di cose iniziate, ormai salate e stecchite. Dovrei liberarmene, ma mi sento così prosciugata da questa assenza prolungata di movimento, che non ho davvero la forza di spostarle, e me ne sto qui, seduta sul lavello della cucina, a osservarle. Sono un museo del mio STOP, e vi invito alla loro prima mostra.

Ilaria Carrozzo
Ilaria Carrozzo
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