ITINERARIO UMANO
LUCIANO CAGGIANELLO
Tecnica / Technique:
DIGITALE
Punto centrale del pensiero di EDEN è il concetto razionalistico che affonda la sua matrice nell’assoluta pregnanza simbolica intellettuale e forse religiosa, della forma pensata, del gesto intuito, del segno provocato e del futuro premio consolatorio.
L’Eden diventa l’elemento comunicativo che traghetta il concetto nella conversazione evolutiva e nell’esigenza semiotica di riconoscimento individuale.
È la carta umana del diritto all’esistenza, attraverso la capacità ideativa e concreta della scoperta culturale. Diventa l’assenso al progetto esistenziale e alla metafora creativa, che attraverso il marchio genetico della civiltà culturale sollecita e coordina il bisogno psichico della contemporaneità nonché della sofisticata e necessaria felicitazione al piacere edonistico della bellezza.
La visione dell’Eden coagula una consapevolezza mentale che, compassionevole, sopravvive anche al proprio giudizio morale ed eleva la percezione e la qualità della materia pesante. Eden è il “sempre e perenne contemporaneo” a se stesso, è l’attualizzazione alla riflessione e all’osservazione del mondo. Diventa esistenza filosofica di una realtà pulviscolare, e comunque di tangibile nobiltà, che reagisce all’artificio umano e alla sua eterna ritualità dei gesti, che spesso annichiliscono la definizione dell’esistenza stessa. Questo Eden accentra la civiltà interiore e rende il futuro, un cantiere di geologia estetica e speranzosa intenzionalità.
EDEN è forse la sensibilità geometrica di questo preminente mondo quotidiano, attraverso il senso della materialità, la consapevolezza delle infinite potenzialità dei segni elementari, dei sogni arcaici che si compongono e ricompongono ciclicamente. È un mosaico esistenziale di complessità primigenia, architettonico e filosofico che vuole agglutinare la testimonianza intima dell’evoluzione.
La fenomenologia del vivere filtra attraverso uno scandaglio interiore d’intensa pienezza introiettiva, dove sensibilità, sentimento, evocazione, memoria e destino si assimilano in un’interazione di osmotica passionalità.
Ciò significa che non si dovrebbe asservire la vita al concetto di paradiso, bensì viverla e praticarla nella sua immediatezza, manifestandola nell’accelerazione pulsiva della sua esperienza morale nonché un’esauriente e autocertificante identità umana.
E in tutto questo itinerario occorre sempre rammentare che la voglia di poesia, di amore, di passione, di riflessione, di speranza e forse anche di disperazione disegna questo luogo come uno scenario in cui dare valore e significato all’esistenza.




Lascia una risposta
Devi essere connesso per inviare un commento.