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Lo chiamano amore all’arte…_Ma io devo andare al SUPER!

Tecnica: mista, elaborazione finale in digitale

Questa illustrazione è un omaggio a Silvia Federici, (sociologa, accademica, attivista e saggista italiana) e ho scritto una rivisitazione della sua frase:
“Lo chiamano amore, noi lo chiamiamo lavoro non pagato”.

“…Questo l’esergo che Silvia Federici sceglie per un testo fondativo della campagna internazionale Salario al lavoro domestico.
Erano gli anni Settanta e si intendeva in particolare denunciare la gratuità del lavoro domestico e della cura, svelando le forme intrinseche dello sfruttamento del lavoro delle donne.
La suggestione di Federici, tutt’altro che datata, ritorna pressoché intatta nel presente, mentre il lavoro gratuito dilaga imponendosi quale nuova frontiera dell’accumulazione capitalistica. Stage, tirocini, esperienze di praticantato, straordinari non pagati, volontariato, le innumerevoli forme di gratuità del lavoro intellettuale e artistico e ogni altra sorta di lavoro non retribuito fino alla lavorizzazione del consumo (si pensi soprattutto alle attività che quotidianamente svolgiamo nel web 2.0) stanno ridisegnando la geografia del lavoro contemporaneo. E il lavoro in quanto tale, sganciato dal rapporto salariale, diventa un atto d’amore. È precisamente un atto d’amore quello che oggi il capitale domanda quando chiede di lavorare senza il compenso di un salario, proprio come ha storicamente chiesto alle donne di svolgere gratuitamente e per amore la cura e il lavoro domestico…” Frammento di un testo di Anna Curcio.

Mariana Chiesa
Mariana Chiesa
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