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Le città invisibili di Italo Calvino sono delle utopie, sono città impossibili e inventate, ognuna chiamata con un nome di donna, abitate al di fuori del comune sistema di coordinate spazio-temporali.
Anche le nostre città negli ultimi tempi ci sono sembrate impossibili, fuori dal tempo e dallo spazio, a causa dell’emergenza. Città vuote, silenziose e irreali.
La cosiddetta normalità sembra ancora lontana, tutti abbiamo desideri, aspirazioni ideali, soluzioni, forse utopistiche, che però non dobbiamo smettere di cercare.
Questa illustrazione rappresenta Diomira, la prima delle città invisibili nel libro di Calvino e che fa parte della serie “le città e la memoria”.

Diomira
Partendosi di là e andando tre giornate verso levante, l’uomo si trova a Diomira, città con sessanta cupole d’argento, statue in bronzo di tutti gli dei, vie lastricate in stagno, un teatro di cristallo, un gallo d’oro che canta ogni mattina su una torre. Tutte queste bellezze il viaggiatore già conosce per averle viste anche in altre città.
Ma la proprietà di questa è che chi vi arriva una sera di settembre, quando le giornate s’accorciano e le lampade multicolori s’accendono tutte insieme sulle porte delle friggitorie, e da una terrazza una voce di donna grida: uh!, gli viene da invidiare quelli che ora pensano d’aver già vissuto una sera uguale a questa e d’esser stati quella volta felici.

Federica Bordoni
Federica Bordoni
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