Burnout digitale

Tecnica: Digitale

La rete, la connessione, il segnale, le applicazioni, il multitasking, la realtà aumentata, la velocità, l’immediatezza, il lavoro a casa, i problemi di casa al lavoro, gli schermi, la luce, le fotocamere, i microfoni, i messaggi, i lunghi vocali, il ping, il priin priiin, le notifiche, le notifiche… le notifiche; tutto funziona bene ed è bene che funzioni, ma quando la mente s’annebbia e gli occhi sgranati si arrossiscono, quando il sudore freddo sgocciola sullo schermo insudiciato e il ticchettìo delle dita sembra non finire più, c’è ancora chi si ricorda che faccia ha il silenzio? A scanso di equivoci, sottolineo che io sono un fanatico della tecnologia, anzi direi quasi un suo simbionte; ma quando vedo che spegnere il cellulare risulta più impegnativo di continuare a far scorrere le pagine alla cieca, capisco di essere davvero andato in tilt e di aver perso la capacità di uscirne. Nella mia illustrazione ho voluto rappresentare proprio questo senso di quasi-prigionia tecnologica, dar corpo alla tensione, raffigurare il malessere che la simbiosi uomo-computer può provocare nella sua forma più grave: il burnout digitale… allora sì che il cervello va in tilt.

Sebastian Rares Irimescu
Sebastian Rares Irimescu
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